martedì 21 marzo 2017

L'empatia è diffusa

Sto leggendo il libro di Frans de Waal “Siamo così intelligenti da capire l'intelligenza degli animali?” edito nell'edizione italiana da Raffaello Cortina Editore.
Nel capitolo “La misura di tutte le cose” a pagina 171, sotto capitolo “sapere quel che gli altri sanno”, Frans de Waal scrive: L'empatia è un imperativo biologico.

Al ché io comincio a pensare all'empatia e penso che lo spettro di definizione dell'empatia è davvero ampio.
La definizione categorica di Frans de Waal è di fatto la sintesi di un breve paragrafo. Così scrive l'autore:

L'empatia umana è una capacità di fondamentale importanza, che mantiene la coesione di intere società e ci lega a coloro che amiamo e di cui ci preoccupiamo. Direi che è più fondamentale per la sopravvivenza che sapere che cosa sanno altri. Poiché però appartiene alla grande parte sommersa dell'iceberg – i caratteri che condividiamo con tutti i mammiferi – essa non riesce a procurarsi lo stesso rispetto. La parola empatia, inoltre, ha una sfumatura “emozionale”, qualcosa che la scienza cognitiva tende a sottovalutare. Non importa se sapere ciò che altri desiderano o di cui hanno bisogno, o come piacer loro o assisterli al meglio, sia probabilmente l'assunzione di prospettiva originaria, il tipo da cui derivano tutti gli altri tipi. L'empatia è essenziale per la riproduzione, poiché le madri dei mammiferi devono essere sensibili agli stati emozionali dei loro figli, quando hanno freddo o fame, o sono in pericolo. L'empatia è un imperativo biologico.

Per me è davvero difficile accerchiare con definizioni l'empatia, però comincio a pensare a Teatri del Vento e al mio amico Giovanni... penso allora che l'empatia si riversa nell'etica e invade la poesia, penso all'empatia come ad un agente positivo nella vita, di cui non ci si dovrebbe mai dimenticare (ammesso che si possa dimenticare).
Ricordo con un sorriso che nel 2009, in seno a Teatri del Vento decidemmo di dare vita ad appuntamenti di conversazione allargati ad un gruppo di amici affezionati e sostenitori delle attività dell'associazione, sotto il titolo di “Aria di Servizio”.
Ed uno dei primi temi intorno al quale ci ritrovammo a conversare fu “l'empatia”.
Oggi è il compleanno di Giovanni e per questo voglio dedicare questo post all'empatia e al mio amico. Auguri Gio.
L'empatia ha avuto un ruolo importante anche nel cammino che abbiamo compiuto nel 2016 da Albiano Magra a Göteborg ed è tuttora fulcro intorno al quale noi (con noi intendo il collettivo camminante di un attimo sto arrivando: Aurora Alba, Toni, Helena e il sottoscritto) coltiviamo il dialogo quotidiano per accrescere la nostra intesa e la comprensione dell'altro. Un dialogo che nel 2016, durante il lungo cammino, ha visto sviluppi inattesi sia fra i singoli componenti del nostro collettivo camminante sia con le persone che i passi ci hanno portato ad incontrare lungo la strada, le quali hanno mostrato di possedere una straordinaria sensibilità e la capacità di assumere empaticamente la nostra prospettiva di viandanti (di prospettiva empatica scrive frans de Waal).
Abbiamo ricevuto tantissimo aiuto e solidarietà, due componenti che ci hanno permesso di condurre a termine il cammino e che hanno avvampato la speranza di vedere all'orizzonte dei nostri giorni l'empatia diffusa e preminente.

Frans de Waal è etologo e primatologo di fama internazionale.
A proposito di empatia ha scritto un libro specifico: “L'età dell'empatia, lezioni dalla natura per una società più solidale” edito da Garzanti Libri. (Lo segnalo ma non l'ho ancora letto).

Pietro Zeno

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